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Spesso si attribuisce all’aumento di peso sintomi e condizioni morbose che invece hanno una genesi diversa, anche se in parte imputabile ad una alimentazione scorretta. E’ il caso di questa giovane paziente che ho seguito dal punto di vista nutrizionale nell’autunno dello scorso anno.

Mara è una giovane donna di 33 anni che giunge nel mio studio per ritrovare la linea perduta dopo la recente e prima gravidanza. Durante i 9 mesi di attesa aveva aumentato il suo peso di circa 18 kg e dopo il parto, complice l’allattamento e una mamma troppo premurosa e buona cuoca, aveva perso solo 3 kg.
Come di consueto chiedo alla mia paziente se ha anche disturbi o malattie clinicamente rilevanti. In generale Mara gode di buona salute, riferisce però degli episodi di “mal di schiena”, in particolare dopo aver mantenuto a lungo la postura eretta, dolori non acuti piuttosto sordi e continui che tendevano a lateralizzarsi su un fianco, di preferenza il sinistro. Questa sensazione fastidiosa era continuata anche durante la gravidanza e come tale era stata interpretata come un affaticamento per l’aumento del carico addominale. Dopo il parto questa sensazione è continuata ma con un intervallo maggiore tra gli episodi.

Sempre durante il colloquio la mia paziente mi confida una difficoltà ad avere una funzione intestinale regolare, prevalentemente caratterizzata da stitichezza e frequenti episodi di “cistite”, bruciori ad urinare e la constatazione qualche volta di emettere una urina più densa.

All’esame del diario alimentare emerge la netta propensione di Mara di alimentarsi con una grande varietà di latte vaccino, yogurt e formaggi (“latte crea latte”), ritenuti importanti per la salute sia durante la gravidanza che l’allattamento. Il latte e i latticini erano comunque graditi anche prima dello stato gravidico, spesso consumati quotidianamente. Nell'alimentazione della mia paziente non manca mai la carne rossa, spesso associata nello stesso pasto ai latticini, poco o niente legumi, verdura e frutta in prevalenza cotta (“per la stitichezza”) e grandi pastasciutte. Qualche peccato dolce, in particolare la cioccolata al latte declinata in tutte le sue forme (torte casalinghe e biscotti amorevolmente cucinati dalla mamma).
In termini di idratazione la mia paziente preferisce le bevande dolci e gassate all’acqua semplice, in alternativa il tè, soprattutto quello in bottiglia confezione industriale, mi confessa inoltre che le piace mangiare “saporito” quindi tende ad aggiungere sale a tutti gli alimenti.

Dopo l’esame clinico e dei parametri antropometrici, che confermano che la mia paziente è in sovrappeso, con un Body Mass Index di 28, quindi molto impegnativo, rimando Mara ad un nuovo appuntamento con la consegna della dieta. Il giorno prima del nostro secondo incontro Mara mi telefona, avvisandomi che ha febbre e nausea con alcuni episodi di vomito, inoltre non riesce a mantenere una postura eretta per un forte dolore al fianco sinistro che si irradia all’addome. Il medico di famiglia le ha prescritto dei rimedi per i sintomi gastroenterici e degli antidolorifici non ritenendo, dopo la visita, che ci sia la necessità di un ricovero in ambiente protetto, rimandando ulteriori considerazioni al referto di un'ecografia che le prescrive e che io le sollecito di fare.

Dopo qualche giorno la mia paziente mi richiama, ha il referto dell'ecografia che evidenzia come ci siano delle piccole formazioni calcolose sia a livello renale che in vescica, ecco spiegato l’origine dei disturbi che hanno afflitto Mara per un sacco di tempo.
I calcoli sono delle formazioni solide che possono avere la consistenza di una pietra e che tendono ad accrescere di dimensioni potendosi formare ovunque nel tratto urinario., anche se in generale i reni sono la sede prediletta, possono rimanere dove si sono formati, soprattutto se sono “a stampo” nelle strutture anatomiche del rene, ma da qui possono migrare verso il basso e causare, durante il loro spostamento, sintomi molto fastidiosi e dolorosi, fino alle temute coliche.
Quando si forma una sabbiolina che non ha la consistenza e le dimensioni dei calcoli urinari allora si parla di renella che è una forma meno grave di calcolosi ma che comunque rappresenta un campanello di allarme da non sottovalutare.
I calcoli non devono essere presi sottogamba perché oltre a dare fastidio e compromettere lo stato di salute possono ostacolare il flusso dell’ urina, creando una pressione a monte e distruggendo cosi tessuto renale, riducendone la funzione in maniera progressiva.
Quando si formano i calcoli? E’ possibile una predisposizione a svilupparli quando sono presenti nella storia anamnestica di altri familiari, alcuni fattori aumentano il rischio di sviluppare la calcolosi renale come una inadeguata idratazione o l’aumento di sostanze nell’ urina come il calcio, ossalato e acido urico, oppure l’aumento del quantitativo di sodio e un basso livello di citrato nel sangue.

La dieta gioca un ruolo molto importante nello sviluppo dei calcoli urinari, in particolare per i pazienti la cui dieta ha un elevato contenuto di sodio, grassi animali, carne rossa, zuccheri semplici e poche fibre.
La composizione chimica dei calcoli è importante perché orienta anche sulle corrette indicazioni nutrizionali da dare.
I più frequenti sono i calcoli contenenti calcio, che sono circa l’80-85% della casistica. Il calcio viene filtrato a livello renale ed espulso con l’urina, soprattutto se è in quantità eccessiva nel sangue e i meccanismi regolatori della omeostasi calcica vengono a meno. Il calcio poi si può aggregare ad altre sostanze, come l’ossalato.

Il calcoli di acido urico derivano dalla digestione delle proteine, quando è troppo elevato e non riesce a sciogliersi nella urina, si aggrega formando calcoli. I calcoli di acido urico sono meno frequenti di quelli di calcio e più comuni nel sesso maschile. Le donne invece hanno una maggiore incidenza di calcoli di struvite, questi sono chiamati anche “calcoli da infezione” perché si sviluppano quando un’ infezione dell’apparato urinario altera l’equilibrio chimico e l’acidità dell’ urina. In corso di infezioni come la cistite i batteri producono sostanze che neutralizzano l’acidità dell’ urina, alcalinizzandola troppo e questo crea le basi per la formazione di questi calcoli. Infine molto rari sono i calcoli di cistina, un aminoacido che si accumula in corso di una malattia ereditaria chiamata cistinuria.

La diagnosi di calcolosi urinaria si avvale di una anamnesi accurata e di esami strumentali come l’ecografia e l’urografia con mezzo di contrasto e degli esami di laboratorio, in particolare delle urine per evidenziare se è presente un'infezione urinaria. Infine è molto importante analizzare la composizione dei calcoli per poter anche orientare le indicazioni dietetiche.
Nel caso di Mara il verdetto è stato di calcoli di ossalato di calcio, in questa situazione è importante evitare il più possibile alimenti ricchi in ossalato e in calcio, quindi, con grande dispiacere della mia paziente, niente latte animale, yogurt e formaggi, da ridurre anche il sale negli alimenti, che favorisce l’aumento del calcio, e la carne rossa, ll cui consumo eccessivo rende le urine troppo acide, con un incremento della quota di calcio e acido urico eliminata attraverso i reni. Anche un consumo eccessivo di dolci e quindi di zucchero aumenta l’ eliminazione di calcio nelle urine.
L’ossalato è contenuto in alte quantità nel cacao e cioccolato, tè, ma anche in legumi come i fagioli, in ortaggi come gli spinaci, barbabietole, zucca e pomodori verdi.

Per l’acido urico in eccesso sono da evitare cibi ricchi in purine come acciughe, sardine, aringhe, fegato, rognone, anche l’alcol e i superalcolici aumentano l’escrezione urinaria sia di acido urico che di ossalati.

Che cosa fare per una corretta alimentazione in chi ha i calcoli renali?
Intanto una corretta idratazione, quindi aumentare l’apporto idrico giornaliero con acqua, possibilmente a basso residuo, vale a dire inferiore a 50 mg, evitando le bevande zuccherate o ricche in ossalati come il tè e le cioccolate liquide. Come regola generale la dose di liquido più indicata sono almeno 2 litri al giorno, nei casi in cui le recidive sono più frequenti è opportuno aggiungere da mezzo litro a un litro di acqua in più, avendo l’accortezza di bere distribuendo le bevande nell’arco delle 24 ore.
Ridurre il sale da cucina senza aggiungerlo agli alimenti è una buona norma, i cibi sono in generale già salati di loro, se si vuole rendere più gustose le pietanze è consigliato utilizzare le erbe aromatiche come la salvia o il rosmarino; da evitare anche i prodotti alimentari confezionati industrialmente perché in genere abbondano di sale e i cibi conservati in scatola e sotto sale. Evitare i salumi e gli insaccati, gli asparagi, bietole, cardi, cavoli, legumi, spinaci, rabarbaro, sedano, indivia, scarola, porri, frutta secca, fragole e frutti di bosco, privilegiare alimenti ad alto contenuto di fibre, come le verdure fresche, la frutta, alimenti proteici come pesce, uova e carni bianche con moderazione, carboidrati complessi come pasta e riso integrali, infine può essere utile alcalinizzare le urine, ma non troppo, perché anche l’ eccessiva alcalinizzazione può essere nociva, quindi una buona spremuta di agrumi in cui non deve mai mancare il limone è consigliata a questo tipo di pazienti.

Nel nostro caso Mara ha dovuto cambiare radicalmente la sua alimentazione, evitando tutti i cibi cui era abituata e particolarmente dipendente, ma i suoi sforzi sono stati premiati con una riduzione significativa del peso; ai controlli recenti non ha più lamentato la situazione gravativa e dolorosa della schiena e non ha avuto più coliche, questa dieta dovrà essere sempre continuata e mai sospesa, per evitare pericolose ricadute.

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