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Elisabetta Ravera - MioDottore.it

La professione del medico nutrizionista consente di imbattersi non solo in chi desidera superare la prova costume ma anche in situazioni e disturbi che possono mascherare problemi più seri, come nel caso del signor Angelo che si presenta nel mio studio in un tiepido pomeriggio di marzo. E’ un uomo di 46 anni, lavora come agente di commercio quindi conduce una vita stressante, fatta di molte ore passate seduto in macchina in mezzo al traffico o dai clienti, un'alimentazione disordinata come poi ho modo di appurare. E’ venuto nel mio studio perché costretto dalla moglie che trova insopportabile che il marito abbia “messo su pancia” e abbia perso il fisico atletico di qualche anno prima. In effetti Angelo non fa più attività fisica neppure leggera e nei momenti liberi si rilassa di più di fronte al computer o alla televisione, piuttosto che fare una semplice passeggiata.

Come di consueto procedo ad una anamnesi, cioè ad un'indagine, su malattie o disturbi pregressi e attuali. Apparentemente sembra in ottimo stato di salute ma solo nel corso della nostra lunga conversazione scoprirò che non è proprio così.
Analizzo poi le sue abitudini alimentari e lo stile di vita: Angelo è un fumatore, anche se non particolarmente accanito, ed è soprattutto una buona forchetta. Ama molto le occasioni conviviali, sia con gli amici che con i clienti, in particolare la carne e la cacciagione, i salumi, le pastasciutte e il pane. Di contro non consuma abitualmente verdura (mi indica le patate fritte come possibile opzione di contorno), poca frutta, preferisce quella estiva, mentre d’inverno si astiene perché “gli dà acidità”, non mangia il pesce e gli piace concludere il pasto con una porzione di formaggio. Alla domanda se beve e cosa beve, spesso è attratto dalla Coca Cola zero ma anche acqua addizionata con gas, vino ai pasti e qualche liquore. Può arrivare a consumare fino a 10 caffè al giorno, specialmente se deve guidare per lunghi tratti.
In termini di tempificazione dei pasti spesso salta la colazione, ma cerca di pranzare e cenare sempre, la sera rappresenta comunque il pasto principale perché a pranzo a meno che non sia al ristorante con i clienti è in genere costretto a ingollare un panino mentre guida.

Alla domanda su come sono le sue funzioni corporali mi risponde che sono quasi regolari, chiedendogli di specificare cosa intende per regolarità mi risponde che ha a volte più evacuazioni al giorno molto morbide, anche se in alcuni momenti, senza una connessione causale apparente, può saltare qualche appuntamento con il bagno. Indagando ulteriormente su questo argomento aggiunge che spesso avverte un fastidio, più che un dolore vero e proprio, al fianco sinistro e nella parte bassa dell’addome. Continuando ad approfondire questo argomento ricorda anche un episodio successo circa un anno prima in cui aveva avuto una “influenza intestinale” con febbre, nausea e vomito, crampi molto dolorosi all’addome e sensazione di pancia gonfia. Dopo quell’episodio che era stato caratterizzato anche da una diarrea acquosa, aveva poi avuto un periodo di stitichezza che si era prolungato per settimane. Angelo presenta indubbiamente una circonferenza addominale aumentata e alla palpazione della pancia avverto una certa tensione, come se l’addome fosse pieno di aria, tensione che diventa dolorosa quando insisto sulla parte sinistra.

E’ il momento di fare alcune considerazioni dietologiche ma anche cliniche: Angelo potrebbe avere una sindrome dell’intestino irritabile, una condizione molto frequente che può affliggere entrambi i sessi ma con maggiore incidenza nella popolazione femminile. Le cause sono diverse e vanno dalle alterazioni della motilità intestinale, alla predisposizione individuale, allo stress, all’uso cronico di farmaci come anti-infiammatori o antibiotici, alle intolleranze alimentari. Spesso questa sindrome si associa a frequenti mal di testa, dolori alla schiena, insonnia e un dolore costante nella parte inferiore dell’addome. Questo fastidio deve essere presente almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi di osservazione e migliorare dopo l’evacuazione. Angelo presenta qualche aspetto di questa sindrome ma potrebbe anche aver sviluppato dei diverticoli intestinali. La diverticolosi è un’altra condizione comune nel mondo occidentale, che affligge più della metà della popolazione in particolare dai 60 anni in poi.
Cosa sono i diverticoli? Sono delle estroflessioni della parete intestinale, come le dita di un guanto e rappresentano un punto di debolezza dell’intestino. Le cause non sono pienamente accertate, questa condizione può essere famigliare, quindi l’ereditarietà giocherebbe un ruolo importante, ma anche l’aumento della pressione all’interno dell’intestino, spesso dovuta al rallentato transito intestinale può essere un fattore predisponente. Anche se non è stato dimostrato, è ipotizzabile che una dieta cronicamente povera di fibre ma ricca in grassi possa essere causa di diverticoli in un intestino predisposto.
Molte persone hanno i diverticoli ma non avvertono fastidi, alcune possono però sviluppare una diverticolite, cioè una infiammazione acuta del diverticolo, dovuta in genere al ristagno di materiale fecale al suo interno e successiva contaminazione batterica, di qui sintomi come dolore addominale, febbre e modificazione delle funzioni intestinali. Questa condizione non è da prendere sotto gamba perché se cronicamente infiammati i diverticoli possono perforarsi, causando brutti guai, primi tra i quali la peritonite.
La diagnosi di questa malattia, oltre alle considerazioni cliniche sui segni e sintomi viene necessariamente fatta con mezzi strumentali, quindi Angelo viene indirizzato allo specialista gastroenterologo per un accertamento diagnostico più approfondito, ma nel frattempo c’è una pancia da ridurre di volume e una situazione di mal-nutrizione da sistemare.

La dieta che suggerisco parte da un netto incremento di prodotti integrali, come pane, pasta e riso, legumi che sostituiscano in parte l’eccesso di carne rossa e salumi, verdura e frutta, con l’indicazione di consumare verdura almeno 2 volte al giorno, preferibilmente cruda, ad esempio insalata, indivia, carote, sedano o verdura cotta come carciofi, broccoli, fagiolini, spinaci; tra la frutta consigliate prugne, mele, pere, agrumi, albicocche e frutta secca, quest’ultima in quantità moderata. Nel caso di presenza dei diverticoli è meglio evitare tutti gli alimenti che contengono semi come i pomodori, i cetrioli, le fragole, l’uva e i fichi, i frutti di bosco, il kiwi e gli alimenti da forno cucinati con semi, gli alimenti irritanti come le spezie piccanti, il caffè e gli alcolici. Una corretta assunzione di liquidi è anche importante per favorire l’idratazione dell’intestino e la regolare motilità; è consigliata acqua naturale e un tè leggero, sono invece da evitare tutte le bevande con gas aggiunti.

Si possono prevenire i diverticoli intestinali a tavola? Abbiamo visto come sia importante ridurre la pressione dentro l’intestino e quindi evitare il ristagno di materiale al suo interno oltre al tempo necessario per le normali funzioni biologiche: un aumento dell’apporto di fibre sia solubili - come nella frutta, nei legumi e in alcune verdure ad esempio la cipolla o i carciofi - e insolubili - prima fra tutti la crusca, ma anche la frutta secca e i cereali integrali - è una regola fondamentale da seguire, inoltre è importante accompagnare il cibo con una adeguata idratazione che sia costante nel corso della giornata e non concentrata solo ai pasti.

Ma se nonostante tutte le precauzioni i diverticoli si infiammano, quali sono le norme dietetiche da mettere in atto? Durante l’attacco acuto, quello per intenderci che sembra una “influenza intestinale” come Angelo l’ha descritta, è necessario sospendere l’alimentazione per bocca al fine di mettere a riposo l’intestino, unica eccezione i liquidi che non saranno mai troppo caldi o freddi, quindi un tè leggero o delle tisane calmanti; passato il primo momento acuto è importante evitare le fibre per qualche giorno, quindi via libera a riso e crema di riso, pane tostato, brodo vegetale, carni bianche magre, possibilmente sminuzzate in modo che siano più digeribili, la frutta può essere centrifugata e filtrata, gradualmente si possono aggiungere yogurt e formaggi magri fino a riprendere la precedente alimentazione a base di fibre.
Angelo, anche se riluttante, si è messo a dieta seguendo un regime ricco in fibre, le indagini diagnostiche hanno confermato la presenza di diverticoli, per i quali è ancora seguito dallo specialista. Da quando ha iniziato questo nuovo percorso alimentare non ha più avuto attacchi acuti e il senso di fastidio all’addome si è progressivamente attenuato.

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