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Elisabetta Ravera - MioDottore.it

Il principale motivo che induce a consultare un dietologo nutrizionista è in genere la voglia di rinnovare il proprio aspetto fisico e recuperare il peso forma perso da tempo, ma spesso dietro a questo desiderio si celano disturbi e anche situazioni patologiche che devono essere identificate e, per quanto possibile, affrontate e trattate adeguatamente.

Questo è il caso di Antonio, un giovane trentacinquenne che si è trasferito da poco dalla Calabria. Viene nel mio studio perché vuole dimagrire. Nel recente passato, fino al suo trasferimento al Nord, ha praticato sport, sia palestra che corsa, una vita attiva che gli ha permesso di mantenere un fisico asciutto e una dieta “libera”. Da quando però si è trasferito ha smesso completamente lo sport (“non ha tempo”) e la tipologia del lavoro che svolge, programmatore, lo fa stare per molte ore seduto. Spesso, sempre per motivi di lavoro, salta il pasto oppure addenta un panino o quello che riesce a reperire dal distributore di snack mentre si trova davanti al computer. Si ricorda di bere poco durante la giornata, preferisce le bevande gassate, acqua e coca cola zero sono le sue preferite. Alla sera cena tardi, attorno alle 21 e in genere recupera quello che non ha mangiato durante la giornata quindi non manca mai la pasta, più raramente il riso e un secondo proteico, più frequentemente a base di carne. Dice di amare e consumare verdura e frutta, ma le cita solo tra le sue abitudini alimentari serali, quindi una porzione di ciascuna solo una volta al giorno. Non fuma e usualmente non beve alcolici né superalcolici. Almeno una volta alla settimana esce per una pizza con alcuni amici, in quella circostanza pizza, birra e dolce finale sono una sequenza obbligata.
Nel giro di un anno Antonio ha aumentato il proprio peso corporeo di 15 kg, con una localizzazione della adiposità soprattutto a livello addominale.
Come di consueto cerco di verificare se lamenta qualche disturbo o ha patologie concomitanti. la giovane età mi farebbe ben pensare, in genere le complicanze e gli acciacchi si manifestano in età più avanzate, ma per il mio paziente non è così. Infatti scopro che già una decina di anni prima, a seguito di una sintomatologia dolorosa nella parte alta dell’addome era stato sottoposto a diversi accertamenti, tra cui una gastroscopia e che quest’ultima aveva evidenziato la mucosa dello stomaco molto arrossata e in alcuni tratti erosa.
A quel tempo gli era stato consigliato un trattamento farmacologico a base di un antiacido inibitore di pompa protonica e dei generici consigli alimentari che presto erano stati dimenticati. Dopo tale episodio, peraltro con risoluzione della sintomatologia dolorosa, Antonio non aveva avuto altri problemi, se iniziava a sentire un “bruciorino” subito si auto-prescriveva la medicina che aveva già preso e questo fastidio passava. Alla domanda se anche adesso sono presenti questi disturbi o se hanno carattere episodico, il mio paziente risponde rassicurandomi, nessun dolore come tanti anni fa ma, a ben pensarci, da qualche tempo ha una vaga sensazione di pesantezza gastrica( da lui imputata all’aumento della pancia).
Gli chiedo allora se questa sensazione è più frequente la sera o la notte e se riposa bene.
Antonio mi confessa di non riposare più come prima, si sveglia spesso durante la notte e ha necessità di bere perché sente la gola secca e irritata. Inoltre deve frequentemente tossire in quanto avverte un fastidioso prurito in gola, soprattutto al mattino.
Il mio paziente attribuisce questi ultimi sintomi a dei postumi di una infezione influenzale di qualche tempo prima e al fatto che passa le sue giornate in un ambiente chiuso e climatizzato senza possibilità di ricambio di aria con l’esterno.
Gli chiedo se ha mai avuto la sensazione di avere la bocca amara o avvertire un gusto acido. Il mio paziente mi conferma che ogni tanto gli capita ma non è la regola.
Indubbiamente Antonio ha bisogno di “fare un reset” nella propria vita, soprattutto modificando le sue abitudini alimentari, ma è anche necessario approfondire il perché di tutti questi sintomi che mi ha descritto.

Il mio sospetto è che questo giovane paziente soffra della malattia da reflusso gastro-esofageo, vista la sua storia clinica con una pregressa gastrite erosiva. I suoi sintomi impongono una diagnosi differenziale con malattie dell’apparato respiratorio o con una possibile riacutizzazione o coesistenza di una gastrite.
La malattia da reflusso gastroesofageo è una patologia molto frequente nella popolazione, si stima che almeno il 50% delle persone sane abbia un episodio di reflusso al mese e rappresenta il 75% delle malattie dell’esofago. Le cause in genere sono diverse e imputabili alla diminuita tonicità dello sfintere esofageo inferiore, quello che evita che il cibo ritorni indietro nell’esofago, invece che progredire nello stomaco. Anche il ritardato svuotamento gastrico, soprattutto per pasti ricchi in grassi, determina una apertura di questo sfintere. In alcuni pazienti la causa concomitante è una ernia iatale, con migrazione dello stomaco nel torace attraverso una apertura del diaframma e conseguente sfiancamento dello sfintere esofageo inferiore. Questa ultima condizione è frequente nei pazienti con obesità viscerale, in chi è affetto da stitichezza cronica o secondaria a gravidanza.
La conseguenza patologica più frequente è il verificarsi di una esofagite da reflusso, cioè una infiammazione della mucosa dell’esofago da parte dell’acido proveniente dallo stomaco, se di grado grave questa condizione può portare a una erosione della mucosa esofagea, sanguinamento fino ad un vero e proprio restringimento dell’esofago o a una lesione precancerosa o tumorale conclamata.
Qual è l’approccio terapeutico per la malattia da reflusso esofageo?
A parte la terapia medica farmacologica, è indispensabile modificare le proprie abitudini, quindi evitare di cenare tardi la sera e sdraiarsi subito dopo la cena, mentre è buona norma tenere una postura eretta per almeno 3 ore dopo il pasto, quindi niente raggomitolamenti sul divano. Sarebbe anche bene elevare la testiera del letto di almeno 30 cm.
Indispensabile è correggere l’alimentazione e ridurre il peso corporeo, soprattutto il grasso viscerale.
Nel caso del nostro paziente l’incremento del peso di 15 kg ha sicuramente peggiorato una situazione già in parte compromessa e le sue abitudini alimentari scorrette, unite all’assenza completa di esercizio fisico, hanno probabilmente aggravato la situazione gastro-esofagea.

Intanto alcune regole alimentari generali. E’ necessario evitare pasti abbondanti, soprattutto quello serale, ma distribuire il cibo nell’arco della giornata. Meglio dimenticare eccitanti come il caffè o il tè, per quest’ultimo si può sostituire con il tè Bancha, privo di teina. Da evitare alimenti che possano irritare e ridurre il tono dello sfintere esofageo inferiore, come le spezie e i cibi piccanti, cioccolato, cacao e menta. Meglio anche dimenticare gli alcolici, superalcolici e bevande addizionate con gas, preferire quindi acqua naturale e tisane a base di malva, liquirizia, altea, melissa e camomilla.
E’ più salutare limitare i cibi ricchi in grassi come formaggi fermentati, burro, salumi e carne di maiale.
Anche i prodotti confezionati industrialmente con grassi aggiunti come merendine, snack, patatine, torte e dolciumi, creme dolci da spalmare sono cibi da evitare accuratamente. Gli alimenti che invece aiutano sono quelli ricchi in fibre, che velocizzano lo svuotamento del canale digerente, come verdura (con l’eccezione di pomodori, peperoni e melanzane), cereali integrali, frutta non acida (quindi limitare gli agrumi fatto salvo il limone), frutta secca come le mandorle e i legumi.
Alcuni alimenti come banane, carote e patate possono contrastare l’acidità; il cavolo centrifugato e bevuto prima dei pasti è un rimedio naturale molto efficace.
Cibi leggeri da consumare soprattutto la sera sono il pesce o le carni bianche come il petto di pollo o di tacchino.

La dieta di Antonio è stata impostata cercando anche di tenere conto delle sue esigenze lavorative, per cui dopo una colazione leggera a base di latte vegetale o tè deteinato con due fette di pane integrale e marmellata senza zucchero si passa ad un primo spuntino con frutta fresca e secca, ad un pranzo a base di verdura e cereali integrali come riso, farro o a base di quinoa o amaranto, un ulteriore spuntino con frutta fresca e secca per concludere la giornata con un piatto proteico serale come carni bianche, pesce, uova alla coque o legumi e l’immancabile verdura.
Antonio ha eseguito degli accertamenti che hanno confermato la presenza del reflusso e una irritazione della mucosa esofagea.
Dopo un mese di dieta e di terapia appropriata ha avuto un iniziale miglioramento della sintomatologia e una riduzione del peso, attualmente è ancora seguito dallo specialista gastroenterologo e ha perso 8 kg soprattutto riducendo del 10% il girovita.

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