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Quando i pazienti varcano la soglia del mio studio e si siedono di fronte a me, generalmente iniziano a parlare del loro rapporto con il cibo e del loro aspetto fisico, ma mai raccontano spontaneamente se hanno dei problemi di salute o se ci sono delle patologie concomitanti. Conoscere la storia del paziente è invece molto importante per impostare un corretto regime dietetico. Non sempre i disturbi sono banali e le malattie concomitanti possono essere molto impegnative, come il caso di questa signora di mezza età.

Marina è una signora di cinquantenne che si presenta nel mio studio perché vuole “imparare a mangiare meglio”. Dopo la menopausa, avvenuta 3 anni fa, ha progressivamente incrementato il suo peso e non è più riuscita a ritornare snella come prima. Durante il nostro colloquio si lamenta anche di un senso di stanchezza costante, in parte imputato a stress: la signora, oltre al lavoro di insegnante, spende il suo tempo ad accudire il padre anziano. Marina ha una struttura corporea esile con un discreto accumulo di tessuto adiposo attorno al punto vita e ai fianchi, una postura un po’ incurvata e il passo non molto spedito. Mi spiega che spesso le capita di assopirsi la sera davanti al televisore ma poi di non riuscire più ad avere una buona qualità di sonno quando finalmente si corica. Per questo motivo il suo umore è spesso variabile, con una certa tendenza al pessimismo. Questo stato d’animo è in parte concausa dell’aumento di peso, visto che per tirarsi su di morale mangia, durante la giornata e in particolare la sera, dolciumi, creme dolci e cioccolato al latte in quantità da lei definite “discrete”. Non pratica attività sportiva, neanche qualche salutare passeggiata perché si stanca abbastanza facilmente dopo pochi passi.

Prima di approfondire l’analisi alimentare le chiedo se assume delle medicine o se ha malattie o altri disturbi da segnalarmi.
A Marina è stata prescritta una preparazione a base di vitamina D a seguito di una diagnosi di iperparatiroidismo che, a quanto mi racconta, ha coinvolto due delle quattro paratiroidi.
Ma che cos'è l’iperparatiroidismo? L’iperparatiroidismo è una condizione morbosa che interessa le ghiandole paratiroidi. Queste sono 4 ghiandole situate nel collo a ridosso della tiroide. Sono ghiandole importanti perché la loro funzione è quella di controllare i livelli di calcio nel corpo grazie all'escrezione di un ormone chiamato paratormone. Il paratormone, abbreviato in PTH, ha la funzione di far uscire il calcio dalle ossa, ma anche di fare assorbire a livello intestinale il calcio che viene ingerito con il cibo. Inoltre influenza i reni aumentando la loro capacità di trattenere il calcio, che altrimenti andrebbe eliminato con le urine.
Le paratiroidi funzionano come un semaforo, regolando il traffico del calcio: quando questo è troppo basso, grazie alla azione del PTH, si normalizza. Se invece è troppo alto, allora il semaforo diventa rosso per il PTH, perché non c’è più necessità di aumentare i livelli di calcio circolante.

Sembra tutto molto semplice e ben orchestrato e lo è, ma quando interviene una condizione morbosa chiamata iperparatiroidismo, il traffico impazzisce. Nell’iperparatiroidismo si verifica un'iperattività di una o più ghiandole paratiroidi, che producono troppo PTH indipendentemente dalle richieste dell’organismo. Che cosa succede allora? I livelli del Calcio nel sangue aumentano, le ossa si indeboliscono perché perdono questo minerale, i reni che filtrano il sangue vengono intasati dal traffico di calcio e alla lunga possono formarsi calcoli e una sofferenza di tutto l’emuntorio renale. Ma non finisce qui, l'aumentato traffico di calcio influisce anche sul fosforo, altro minerale importante per la salute delle ossa e non solo.
Il fosforo viene eliminato più del dovuto dal rene e quindi una sua riduzione fa venire meno al suo ruolo di supporto per le ossa, in quanto si forma meno idrossiapatite, sostanza indispensabile per la struttura ossea, e le ossa diventano meno resistenti. Il fosforo inoltre attiva le funzioni base delle cellule del corpo ed è fondamentale per la loro vita.

In condizioni normali se i livelli di fosforo si alzano troppo interviene il paratormone che riduce questi valori a vantaggio del calcio. Calcio e fosforo sono quindi legati tra loro da un preciso rapporto e questo menage viene regolato proprio dal paratormone. Ricapitolando: nel caso di iperparatiroidismo non adeguatamente trattato il calcio è abnormemente elevato mentre il fosforo è molto ridotto, inoltre si perde calcio con le urine (in termini tecnici: calciuria).
Quando le paratiroidi funzionano troppo o male, ci si sente più stanchi e i muscoli, altra parte del corpo che è influenzata dal calcio, lavorano male, contribuendo al senso di affaticamento. Possono essere presenti disturbi dell’umore, la pressione arteriosa può alzarsi, inoltre se questa condizione persiste a lungo senza un adeguato trattamento, si possono sviluppare dei calcoli a livello renale. La cura di questa malattia è spesso chirurgica, con la eliminazione delle ghiandole mal funzionanti, ma se la situazione e il quadro clinico è ritenuto meno grave, si può tentare con il trattamento medico.

A Marina è stata prescritta la vitamina D in dosi elevate. Perché? In corso di iperparatiroidismo anche la vitamina D si riduce, perché il paratormone favorisce la sua degradazione a livello renale.
La vitamina D mantiene stabili i livelli di calcio e fosforo, favorisce l’assorbimento del calcio nell’intestino e l’assimilazione del fosforo necessario per la formazione delle ossa. Una supplementazione di vitamina D riduce il paratormone senza influenzare il calcio nel sangue o la sua escrezione a livello urinario.

Conoscere la situazione clinica di questa paziente aiuta nello stilare una dieta che sia non troppo ricca di calcio, normalizzando il suo rapporto con il fosforo, incrementando i livelli di vitamina D.
Buone fonti di questa vitamina sono i pesci e gli oli che essi contengono, in particolare pesci come sgombro, salmone, spada, tonno, trota, molluschi e crostacei. Anche l’uovo (soprattutto il tuorlo) è ricco di vitamina D.
Il fosforo è distribuito con generosità in natura: alimenti ricchi in fosforo sono i cereali integrali, la crusca di riso, i semi come quelli di zucca, girasole, lino e sesamo, i formaggi, in particolare il pecorino, caprino, gruviera e grana, la frutta secca come gli anacardi, pistacchi e noci; anche i legumi contengono un buon quantitativo di fosforo.
il calcio è ben rappresentato nei latticini, quindi latte, formaggi e yogurt, in tarassaco, rucola, basilico, negli sgombri, polpi, ostriche, gamberi e granchi, nei fagioli - in particolare i cannellini - nel cioccolato al latte e nelle mandorle.

Nella dieta di Marina ho quindi eliminato il latte vaccino e i latticini, mentre ho introdotto i cereali integrali, come il riso integrale, Venere e riso rosso, verdure e frutta con generosità, più porzioni di pesce e di carni bianche come pollo e tacchino, mentre le carni rosse sono state consigliate una sola volta la settimana, anche seguendo le preferenze alimentari della mia paziente. I legumi sono stati comunque integrati nella dieta, non più di due volte la settimana, infine le uova hanno trovato un loro posto come alternativa proteica.
Sto seguendo la mia paziente ormai da qualche mese, continua la terapia medica ed è sotto controllo da uno specialista per quanto riguarda il suo problema di base; dal punto di vista nutrizionale ha progressivamente ridotto i “punti critici”, ha iniziato a fare qualche piccolo esercizio fisico, come camminare ogni giorno per almeno mezzora, non si stanca più come una volta, si sente maggiormente ricca di energia, dorme meglio la notte e il tono dell’umore è contestualmente migliorato, segue il regime dietetico senza più “pasticciare” e ha abolito le abitudini dannose come quella di rimpinzarsi di dolci.

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