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La salvia è una pianta legnosa alla base e alta circa 40-50 cm, con foglie ricoperte di una fitta peluria e con un caratteristico colore grigio-verde.  Originaria del bacino del Mediterraneo, quando fiorisce genera fiori violacei e anche piccoli frutti alla base dei fiori che contengono semi ovoidali.

È una pianta ben conosciuta fino dalla antichità, il suo nome infatti deriva dal latino “salvus” cioè salvo , ma anche “salvere”, cioè stare bene, con riferimento alle sue particolari proprietà medicinali. I Romani la raccoglievano  con un rito particolare, senza l'intervento di oggetti di ferro, vestiti  con una tunica bianca a piedi scalzi, dopo una purificazione del corpo. Il nome Salvia Officinalis le è stato attribuito da Linneo in omaggio alle sue doti antisettiche, digestive e calmanti.

La salvia in effetti è una delle più potenti tra le piante officinali, le indicazioni alla assunzione di questo interessante rimedio sono le convalescenze ed in generale come tonico nell’affaticamento sia fisico che mentale, è blandamente ipoglicemizzante, quindi come coadiuvante nei diabetici, aiuta anche nel limitare la diarrea ed il meteorismo. È compresa nella tabella B delle piante ammesse nelle formulazioni come integratori alimentari a base di estratti vegetali e, oltre ai disturbi già citati, viene indicata per lenire i sintomi della menopausa, per regolarizzare il processo di sudorazione ed in generale come antiossidante. Preparati per uso esterno possono essere utili per guarire stomatiti, afte, per gargarismi quando la gola è arrossata.

Come può essere consumata la salvia?
Come tisana, un infuso al 2% o come decotto al 3%; come soluzione idroalcolica, in genere 35 gocce per tre volte al giorno dopo i pasti principali, o come estratto secco: si trova sotto forma di polvere o tavolette, in questo caso il dosaggio massimo è di 3 tavolette due volte al giorno.

La salvia è una ottima e potente pianta medicinale, ma ha delle limitazioni: è infatti controindicata in gravidanza e durante l’allattamento, nei casi di ipertensione arteriosa e insufficienza renale. È inoltre controindicata per chi soffre di patologie nervose. Il motivo di queste limitazioni e in generale della prudenza nel consumo in terapia si deve ad una sostanza presente in questa pianta, un chetone complesso, tossico ad alte dosi. Questo spiega come la salvia sia impiegata anche in cucina in dosi minime e non, ad esempio, in insalata.
   

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